La vita dei frati
LA NOSTRA VITA FRANCESCANA
Siamo una fraternità che prega, lavora e si fa vicina alla gente
La nostra vita è intrecciata di preghiera e apostolato, di silenzio e condivisione. Viviamo insieme come fratelli: condividiamo la cappella, i pasti, la casa, le nostre giornate. Andiamo incontro ai poveri, stiamo vicino a chi è solo, a chi ha bisogno di cibo o di una parola.
Il nostro abito... fa il frate
Noi Figli di Nostra Signora dei Sette Dolori indossiamo un saio color marrone, con maniche larghe e a forma di tau, così come volle san Francesco per conformarsi a Cristo povero. È un segno visibile di appartenenza e soprattutto un richiamo interiore alla semplicità evangelica.
Lo indossiamo come san Francesco
Dopo la conversione, Francesco vestiva inizialmente come un eremita: cintura di cuoio, bastone e sandali. Viveva già nella povertà, ma il Signore lo condusse ancora più in profondità. Un giorno, ascoltando la proclamazione del Vangelo secondo Marco, rimase profondamente colpito da queste parole:
«In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche».
Il suo cuore si infiammò: «Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!». Da quell’istante si sciolse i calzari, abbandonò il bastone, sostituì la cintura con un'umile corda e si tenne una sola tunica, povera e ruvida. «Confeziona per sé una veste che riproduce l’immagine della croce, per tener lontane tutte le seduzioni del demonio; la fa ruvidissima, per crocifiggere la carne e tutti i suoi vizi e peccati» (FF 356).
Il cappuccio
Il saio ha un cappuccio: lo alziamo durante la meditazione personale, come segno di raccoglimento e custodia del cuore. Durante la Liturgia delle Ore – Lodi, Ora media, Vespri, Compieta – lo abbassiamo e preghiamo in piedi, come faceva san Francesco. Coinvolgiamo tutto il corpo nella preghiera, perché siamo chiamati a lodare Dio con tutto ciò che siamo.
Il cordone con i nodi
Il cordone francescano che cinge il nostro saio porta i nodi dei voti religiosi di povertà, castità e obbedienza. Ad esso abbiamo legata una Corona dei Sette Dolori, con i grani neri a richiamare il dolore della Madre ai piedi della Croce. Ogni mattina recitiamo questa corona, affidando la giornata alla Madonna Addolorata.
Il nostro apostolato
Il nostro primo apostolato è la vita fraterna: preghiamo insieme, lavoriamo insieme, mangiamo insieme. Condividiamo le gioie, le stanchezze, le differenze di carattere, i limiti – e soprattutto lo stesso fine: appartenere a Cristo e aiutarci a vicenda a restargli fedeli.San Francesco scriveva: «E ciascuno ami e nutra il suo fratello, come la madre ama e nutre il proprio figlio, in quelle cose in cui Dio gli darà grazia». Un amore tenero, concreto, paziente, che si accorge, che previene, che custodisce. Tra noi questo significa attenzione sincera, consiglio fraterno, correzione fatta con dolcezza, capacità di sopportarci quando emergono i limiti. Significa imparare a chiedere scusa e a ricominciare.
Andare incontro agli altri
Poco dopo la conversione, san Francesco si pose un grande dubbio: «Fratelli, che cosa è più lodevole: dedicarmi all'orazione o andare a predicare?» Guidato dalla divina ispirazione, comprese che la chiamata era la predicazione e si mise subito in viaggio per compiere la volontà di Dio. Così anche noi cerchiamo di incarnare questo spirito.Aiutiamo i poveri partecipando alla distribuzione alimentare a Bargemon: recuperiamo il surplus dai supermercati e lo rendiamo disponibile alle famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Non è solo un gesto materiale — è un'occasione per incontrare le persone, ascoltarle, condividere un sorriso o una parola di conforto.
Distribuiamo vestiti ai bisognosi, visitiamo gli anziani nelle case di riposo celebrando la Santa Messa, e alcune volte andiamo nelle carceri, dove la presenza fraterna può aiutare chi vive in condizioni difficili a coltivare speranza. Non è un percorso facile, ma quando un cuore si apre, vedere il cambiamento commuove profondamente.
Due volte al mese organizziamo per i giovani partite di calcio a Callas e a Bargemon. Noi frati giochiamo indossando il saio e questo crea spesso curiosità, sorpresa e qualche sorriso. È un piccolo gesto di apostolato: chi ci vede si chiede cosa significhi essere un frate — e la curiosità diventa un'occasione per avvicinare chi è lontano dalla fede.
Il convento, focolare di fraternità
Il convento è il luogo dove la nostra vocazione prende forma ogni giorno.
Qui condividiamo tutto: la preghiera e il canto liturgico – in particolare il canto gregoriano e la polifonia sacra –, che ci innalzano a Dio, lo studio che ci forma, il lavoro che ci umilia e ci educa, i pasti semplici, le piccole fatiche quotidiane.
Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!
Salmo 132.
Salmo 132
UNA GIORNATA TIPO IN FRATERNITÀ
05:00 – Sveglia
05:25 – Ufficio delle Letture
05:45 – Meditazione e orazione personale
06:15 – Angelus (o Regina Cœli) e Lodi
07:00 – Santa Messa e Rosario 7 Dolori
08:00 – Colazione
08:40 – Lavoro / Studio
12:00 – Angelus (o Regina Cœli)
12:45 – Sesta
13:00 – Pranzo
14:00 – Silenzio
15:10 – Adorazione e Vespri
18:00 – Angelus (o Regina Cœli)
18:40 – Orazione personale
19:40 – Cena e momento ricreativo
20:45 – Compieta e momento di silenzio
21:45 – Luci spente
La cappella: il cuore pulsante
La cappella è il cuore pulsante della nostra vita fraterna. Nel tabernacolo custodiamo Nostro Signore Gesù Cristo presente nell’Eucaristia, fonte quotidiana di forza e sostegno. Ogni mattina dalle 5:25 ci ritroviamo per l’Ufficio delle Letture e un tempo di silenzio e meditazione, leggendo e pregando in dialogo diretto con Dio. Alle 6:15 recitiamo l'Angelus e le Lodi con i ragazzi in ritiro o in periodo di verifica. Alle 7:00 celebriamo la Santa Messa, aperta a chiunque desideri unirsi a noi, seguita dalla Corona dei Sette Dolori.
Alle 15.00 ritorniamo in cappella per recitare i Vespri in adorazione del Santissimo. La Santa Messa del mattino e l’adorazione eucaristica pomeridiana ci ricordano che l’Eucaristia scandisce la nostra giornata, ci unisce come fraternità e ci collega alla Chiesa universale.
Ogni giovedì ci dedichiamo all’adorazione perpetua del Santissimo, pregando in particolare per le vocazioni. Ogni venerdì celebriamo la Via Crucis con la benedizione della reliquia della Santa Croce. E nei venerdì di Quaresima, recitiamo la devozione della Corda Pia, la preghiera della tradizione francescana in onore delle stigmate di san Francesco. Ogni giornata si chiude con il diario serale: il padre guardiano ci legge un episodio o un fioretto dei santi, affinché le parole dei nostri fratelli nella fede custodiscano nel silenzio della notte ciò che abbiamo ricevuto dal Signore
Il refettorio: fraternità concreta
Il refettorio è lo spazio dove la vita comune prende forma nei gesti più semplici. Qui i pasti diventano occasione di incontro: condividiamo gioie e difficoltà, esperienze e proposte, come in una grande famiglia. La colazione – tranne le domeniche e i giorni di solennità - la viviamo in silenzio, ascoltando testi spirituali o vite dei santi: un modo per raccogliere il cuore e iniziare la giornata con interiorità. Il pranzo e la cena sono invece momenti di dialogo e gioia: parliamo, ridiamo, ci confrontiamo, mantenendo un clima sereno e accogliente. Anche quando uno di noi ha già terminato, resta con gli altri, per stare insieme e coltivare legami di fraternità. Durante la Quaresima e i venerdì di penitenza il silenzio accompagna anche la cena, per vivere insieme un tempo più contemplativo. Ogni pasto diventa così un gesto semplice di comunione, dove il cibo nutre il corpo e la condivisione fraterna nutre l’anima.
La cella
Dopo la preghiera della Compieta, osserviamo il silenzio e ci ritiriamo per un’oretta da soli, ognuno nella sua cella. È il nostro piccolo spazio dove viviamo intimamente le parole del Vangelo: «Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.» (Mt 6,6) Qui coltiviamo la preghiera personale, lo studio e il riposo, ritrovando nel silenzio e nella solitudine la possibilità di ascoltare Dio, di crescere interiormente e di preparare il cuore a servire gli altri con più dedizione.
Povertà e Provvidenza
Ogni giorno beneficiamo della generosità di tanti benefattori: chi con i beni primari, chi con il tempo o le proprie competenze. Li ricordiamo nelle preghiere, al termine delle Lodi e dei Vespri, e prima e dopo i pasti.
Abbiamo una devozione particolare a san Giuseppe, modello di Provvidenza. Nella cappellina, ai piedi della sua statua, lasciamo un foglietto con la grazia che desideriamo chiedere, affidandoci completamente alla sua intercessione. Come diceva santa Teresa d’Avila: «Non ricordo, fino ad oggi, di averlo mai pregato senza aver subito ottenuto la grazia». Così impariamo ogni giorno ad abbandonarci nelle mani di Dio, vivendo con libertà e gioia la scelta radicale della povertà.
Vuoi unirti a noi?
Se ti senti attratto da questa vita francescana, puoi provare un periodo con noi, partecipare a un ritiro di tre giorni, vivere momenti di silenzio e preghiera in comunità. Scrivici per vivere un'esperienza con noi.
Su quel piccolo foglio - oggi custodito come reliquia preziosa nella Basilica di Assisi - Francesco tracciò le Lodi a Dio Altissimo e la benedizione a frate Leone, apponendovi il suo segno: il Tau, la lettera con cui era solito firmarsi, antica forma di croce e sigillo di tutta la sua vita.